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1. Le persone attorno a noi

Nessuno deve restare indietro a Palermo!

Sconfiggere la povertà non è un atto di carità, è un atto di giustizia (Nelson Mandela)

Come possiamo fare a chiamarci tutti concittadini se in città ad alcuni non è dato lo spazio neanche per una casa? Senza un luogo e mezzi sufficienti per poter vivere dignitosamente viene a mancare la terra sotto i piedi ai valori della cittadinanza.

A partire da questo terreno, le politiche sociali del Comune devono contribuire ad eliminare gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, senza distinzione di razza, sesso e religione.

1.1. Politiche Abitative

1.2 Politiche Sociali

1.1 POLITICHE ABITATIVE

VALORI E OBIETTIVI

L’emergenza abitativa che attraversa la città, associata alla crisi perdurante del comparto lavorativo, sta pregiudicando pesantemente l’eguaglianza materiale, le condizioni di vita e l’esercizio dei diritti fondamentali di un numero sempre più consistente di cittadini palermitani. Ed è un dovere etico ed un impegno morale della nostra futura Amministrazione farsi carico di chi vive in condizioni di povertà abitativa superando la situazione attuale, che vede una eguaglianza giuridica garantita formalmente a fronte di una diseguaglianza fattuale.

 

I soggetti che vivono in uno stato di emergenza abitativa, costretti a ricorrere a forme di occupazione abusiva o i senza fissa dimora, sono invisibili sotto tanti punti di vista. In tal senso, la casa in quanto bene non è il fine di una politica pubblica sul diritto alla casa, ma il mezzo attraverso il quale garantire una serie di diritti fondamentali che vanno dall’assistenza sociale all’accesso al servizio sanitario nazionale e all’ottenimento della carta di identità, e in senso più ampio il diritto di cittadinanza dei palermitani che vivono in condizioni di vulnerabilità.

 

Ne consegue che l’impegno per un diritto alla casa, che la futura Amministrazione 5 Stelle si impegna a garantire, sarà infatti il mezzo attraverso cui ricostruire quelle forme di welfare urbano che le politiche di vendita del patrimonio pubblico e il ridimensionamento progressivo delle spese sociali stanno lentamente erodendo.

SITUAZIONE ATTUALE

Secondo i dati Istat-Caritas (2015) a Palermo sono 2.887 le persone senza fissa dimora e 1.808 le famiglie nella graduatoria per l’emergenza abitativa del Comune di Palermo. Una città talmente immiserita in cui 18.500 persone sono tornate a fare la fila alle mense della Caritas (2016) per mangiare e 600 famiglie sono state costrette ad occupare abusivamente immobili pubblici e del privato sociale pur di sottrarre i loro figli ad una vita in macchina o peggio ancora per strada.

 

I dati confermano uno stato di deprivazione materiale e abitativa sempre più strutturale che sta colpendo non solo i ceti sociali tradizionalmente più deboli, ma anche fasce di popolazione cittadina a cui le politiche pubbliche, “parametrizzate” su criteri quantitativi non più rispondenti alla nuove povertà, non riescono a dare risposte. Ciò è dimostrato dal fatto che nella nostra città si emettono ogni anno circa 1500 provvedimenti di sfratto e se ne eseguono una media di 600.

 

Negli ultimi 5 anni, alle 200 famiglie che avevano occupato degli immobili pubblici abbandonati e auto-recuperati se ne sono aggiunte altre 400, che degli immobili abbandonati e semi-distrutti ne hanno fatto delle abitazioni per se stessi.

 

A fronte di tale emergenza, l’Amministrazione Comunale ha operato attraverso tre tipologie di contributi, la cui erogazione è alternativa e non cumulabile:

 

  • CONTRIBUTO INTEGRATIVO ALL’AFFITTO ex art. 11 Legge 431/98 recepito nel Titolo III del Regolamento Interventi Abitativi del Comune di Palermo.
  • CONTRIBUTO DESTINATO AGLI INQUILINI MOROSI INCOLPEVOLI ex Decreto Legge 31.08.2013 n. 102.
  • CONTRIBUTO DISAGIO ALLOGGIATIVO ex Titolo I Regolamento Interventi Abitativi del Comune di Palermo.

 

Specifiche misure, infine, sono previste dal TITOLO V del Regolamento Interventi Abitativi del Comune di Palermo in relazione ai nuclei familiari colpiti da GRAVE DISAGIO ABITATI- VO, cioè PRIVI DI ALLOGGIO O CON ALLOGGIO IMPROPRIO (Lista Emergenza Abitativa).

 

Si tratta di misure parziali, ed evidentemente non sufficienti ad arginare il fenomeno, basti constatare che la lista dell’emergenza abitativa, all’inizio della sindacatura, conteneva 800 famiglie, oggi le famiglie, iscritte nella lista di emergenza hanno superato i 1.800.

 

L’inerzia con la quale l’Amministrazione ha proceduto nell’assegnazione degli alloggi, si esplicita con l’assegnazione in dieci anni di soli 222 alloggi rispetto alle 9.865 domande accolte nell’ultimo “Bando generale di concorso anno 2003/2004 per l’assegnazione, in locazione semplice, di alloggi di edilizia residenziale”. E se lente risultano le assegnazioni, sul fronte del contributo all’affitto per il disagio alloggiativo, evidente è l’esiguità delle somme a disposizione dell’Amministrazione.

 

Dal 2009 al 2012 il fondo per tale contributo è passato da € 6.547.561,95 a € 247.409,48. Si tratta di cifre che, nella migliore delle ipotesi, riescono a coprire un contributo medio di € 400,00 annui per nucleo richiedente. Il milione di Euro, frutto degli affitti della immobiliare Strasburgo confiscata alla mafia e transitata al Comune, è stato investito per il bando del contributo alloggiativo che è miseramente naufragato! Le famiglie, per accedere all’aiuto, avrebbero dovuto portare un contratto dell’eventuale proprietario disponibile ad affittare senza alcun tipo di garanzia.

 

A fronte di ciò, nel 2015 sono stati spesi 20.000.000 € compresi i debiti fuori bilancio, per il ricovero nelle case famiglia. È sufficiente che una famiglia perda la casa per morosità in- colpevole e finisca con i suoi bambini in strada che, su segnalazione dell’assistente sociale e su provvedimento del tribunale dei minori, scatti immediatamente il ricovero del minore.

 

Ciò avviene nonostante le linee guida della legge sull’allontanamento di minori dai propri genitori dicano espressamente che non si possono allontanare i minori dai genitori per motivi esclusivamente economici o ambientali.

 

L’analisi critica degli investimenti comunali nel settore abitativo suggerisce una revisione totale del modello di intervento in materia, in considerazione del fatto che una razionalizzazione delle somme erogate ad oggi avrebbe potuto ridurre significativamente la condizione emergenziale attuale.

PROPOSTE DI BREVE PERIODO

In ragione dello situazione emergenziale attuale, la futura Amministrazione 5 Stelle dovrà programmare una serie di interventi che vanno da alcune misure urgenti e straordinarie a misure di medio e lungo periodo, per una “normalizzazione” del problema abitativo. In linea prioritaria si procederà a:

 

  • Costituire un tavolo tecnico politico, composto dal Sindaco, dagli Assessori di competenza e dalle parti sociali (comitati per la casa, portavoce delle famiglie, associazioni di sostegno al diritto all’abitare, sindacati inquilini e per la casa), per concordare e avviare, in un primo tempo, le misure straordinarie e, contestualmente, istituire uno Sportello Unico per l’Emergenza Abitativa. Tale Sportello avrà funzioni sia consultive che direttive e si occuperà di gestire i procedimenti ordinari, nonché avrà facoltà di indire eventuali Conferenze di Servizi per procedure più complesse che implichino l’utilizzo di beni non di proprietà del Comune, ma di altri Enti (Ministero della Difesa, Regione o Curia). Al medesimo tempo, con l’aiuto delle associazioni del terzo settore, lo Sportello fornirà sostegno psicologico e amministrativo per l’avvio di un percorso di fuoriuscita dallo stato di deprivazione abitativa e materiale delle famiglie;

 

  • Riscrittura del Regolamento Interventi Abitativi per una maggiore semplificazione delle procedure; l’inclusione dell’autorecupero come politica abitativa attiva e la diversificazione delle tipologie di intervento in funzione di un aggiornamento dei parametri quantitativi che definiscono le condizioni di deprivazione abitativa e che, ad oggi, escludono fasce considerevoli di popolazione;

 

  • Avvio di un primo Progetto Pilota di Autorecupero su un immobile di proprietà del Comune, affidato ad una cooperativa di autorecuperatori costituita dai senza casa;

 

  • Ricognizione dei fitti attivi e passivi del Comune e verifica sull’utilizzo dei fitti attivi (da destinare in parte alle politiche abitative);

 

  • Censimento, di concerto con le associazioni e i comitati che operano nell’area del disagio abitativo, di tutte le famiglie occupanti immobili pubblici per verificare la presenza effettiva dei requisiti e per il riconoscimento temporaneo della residenza virtuale agli aventi diritto.

PROPOSTE DI MEDIO E LUNGO PERIODO

  • Verifica del mantenimento dei requisiti per l’assegnazione degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica e, in caso di esito negativo, promozione del procedimento di revoca.

 

  • Implementazione delle pratiche di autorecupero da affidare alle cooperative di autorecuperatori costituite dai senza casa.

 

  • Realizzazione di una Cittadella dei Diritti, in una ex caserma dismessa, al fine di poter utilizzare la struttura per far fronte alle diverse situazioni di disagio in maniera strutturale, e non straordinaria, evitando il ricorso a strutture non pubbliche.

 

  • Avvio di pratiche di Housing First, anche attraverso l’aiuto di associazioni ed enti di formazione, per avviare un processo di accompagnamento e progressivo reinserimento delle persone e delle famiglie che vivono in condizioni di disagio, in un circuito virtuoso casa-formazione-lavoro. Un progetto che potrà essere avviato sia sfruttando i servizi, la formazione e le possibilità lavorative sottese al Regolamento sui Beni Comuni Urbani della futura Amministrazione 5 Stelle, sia avvalendosi di contributi di matrice europea che finanziano questo specifico asset del disagio sociale.

1.2 POLITICHE SOCIALI

VALORI E OBIETTIVI

Il grado di sviluppo e di civiltà di una città è soprattutto frutto di politiche sociali espressione di governance e partecipazione, capaci di offrire soluzioni concrete ai bisogni dei cittadini.

In questa prospettiva si potrà dire valido un intervento soltanto se sarà riuscito ad emancipare i cittadini dalla povertà, a realizzare giustizia sociale, a diffondere umanità, a promuovere accoglienza e a stimolare la partecipazione.

 

La risposta, doverosa e urgente, al crescente disagio sociale che in questi ultimi anni si sta sempre più diffondendo, creando nuove forme di povertà e inasprendo la manifestazione di quelle già conosciute, non può che passare attraverso l’adozione di misure atte al riconoscimento dei diritti della persona ed alla promozione di opportunità, con particolare attenzione alle fasce di popolazione più deboli.

 

L’obiettivo principale, in sintesi, è quello di non fermarsi alle situazioni di emergenza, ma costruire una pianificazione strategica che metta al centro l’efficacia e l’ efficienza dei servizi.

 

Per queste ragioni, bisogna predisporre nuove forme di inclusione e coesione sociale, di sviluppo di comunità, di volontariato, di accoglienza, di coinvolgimento dei giovani e di partecipazione dal basso, al fine di dar vita ad una città e che abbia un’amministrazione capace di leggere i segni dei tempi, che sappia studiare le interconnessioni dei fenomeni sociali e garantire il libero sviluppo della personalità dei cittadini.

SITUAZIONE ATTUALE

Ad oggi, le politiche sociali adottate dal comune di Palermo appaiono frammentate ed inadeguate rispetto al crescente disagio socio/economico in cui versano le fasce più deboli della cittadinanza. A mero titolo esemplificativo si riportano qui di seguito alcune carenze e disfunzioni nei servizi erogati dall’attuale amministrazione comunale:

 

  • Non esiste una pianificazione adeguata di interventi e misure idonee ad affrontare le emergenze, ma anche e soprattutto a superare fenomeni di grave disagio sociale, quali l’accoglienza degli immigrati, la povertà economica, educativa e relazionale;

 

  • Si sono intraprese poche ed insufficienti azioni per contrastare la lotta allo spreco alimentare, affidando spesso alle stesse associazioni di quartiere la gestione e l’organizzazione delle iniziative di raccolta e ridistribuzione con con-seguente assenza di controlli e attività di monitoraggio;

 

  • Non è presente la fondamentale figura del Garante per la persona diversamente abile, né quella, già presente in altre realtà locali, del Disability Manager;



  • I servizi per i disabili sono discontinui, a volte inesistenti. L’assistenza domi- ciliare è sospesa. Le barriere architettoniche, le buche e lo stato pessimo dei marciapiedi costituiscono una “corsa ad ostacoli” spesso insuperabile per i diversamente abili;



  • L’assistenza specialistica nelle scuole è particolarmente carente. Non comincia mai con l’inizio dell’anno scolastico costringendo gli alunni a non frequentare e quindi il diritto allo studio viene negato;



  • Sono quasi totalmente assenti i servizi rivolti agli over 65 come per esempio centri diurni; sono, inoltre, sottodimensionati i servizi di assistenza domiciliare che potrebbero permettere alle persone di continuare a vivere nella propria abitazione.
PROPOSTE DI BREVE PERIODO

1. Riorganizzare la struttura amministrativa dei servizi sociali:

 

  • Mappare e riorganizzare i servizi sociali in base ai bisogni reali del territorio e alle nuove forme di povertà, nell’ottica dello sviluppo della socialità territoriale, per il perseguimento di una migliore integrazione e per la promozione del benessere del cittadino;

 

  • Semplificare l’accesso ai servizi favorendo una corretta dislocazione territoriale e un adeguato funzionamento dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP), e il contestuale potenziamento del Segretariato Sociale;

 

  • Supportare gli operatori sociali, attraverso strumenti utili a prevenire fenomeni di Burn Out (sindrome da stress lavorativo).

 

2. Contrastare la povertà e promuovere forme di inclusione sociale

 

  • Operazione “Addiospreco”: Promuovere l’apertura di un Emporio Solidale e/o la realizzazione di “magazzini alimentari”, come previsto dalla Legge 166/2016 e già presente in numerosi comuni italiani. Si tratta di un luogo in cui gli scarti e/o le eccedenze alimentari vengono cedute a titolo gratuito a soggetti in temporanea o permanente difficoltà economica, sostenuto unicamente dall’attività di volontariato. In termini di fattibilità economica, la normativa stanzia un am- montare di 2 milioni di euro per l’acquisto di alimenti e farmaci da destinare a soggetti in difficoltà. Istituisce, inoltre, un altro fondo pari a 1 milione di euro (da impiegare nel prossimo triennio, 2016-2019) per finanziare progetti innovativi per il riciclo, il riuso di cibo ancora commestibile e sul packaging anti-spreco;

 

  • Elaborare e sperimentare nuovi progetti e percorsi volti all’inclusione delle persone in difficoltà stringere rapporti di collaborazione con l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna (UEPE), dopo essersi accreditati presso il Tribunale di Palermo, per favorire la realizzazione della Giustizia Riparativa, attraverso l’istituto della Messa alla Prova;

 

  • Potenziare ed estendere l’assistenza domiciliare per gli anziani, in modo tale che le persone possano continuare a vivere nella propria abitazione e nel proprio contesto sociale;

 

  • Pianificare e avviare la realizzazione dei centri diurni per gli anziani anche at- traverso la valorizzazione delle realtà associative presenti sul territorio.

 

3. Migliorare la qualità della vita dei Disabili e delle loro famiglie

 

  • Sollecitare la Regione alla indifferibile presa in carico socio-sanitaria dei disabili e vigilare che i servizi siano di qualità e ne sia garantita la continuità;



  • Realizzare l’apertura in ogni circoscrizione di un Ufficio H, al fine di garantire la tutela e l’inclusione della persona disabile. Con un ufficio H in ogni circoscrizione si favorirà: l’attività di informazione e orientamento; l’assistenza domiciliare per disabili gravi; il contributo economico per l’abbattimento delle barriere architettoniche; il rilascio di contrassegni di circolazione e parcheggio; il servizio di trasporto disabili; la promozione di progetti di tipo socio-educativo e riabilitativo; il monitoraggio e la verifica delle attività a gestione indiretta;



  • Istituire la figura del Garante della disabilità, con il compito di promuovere il coordinamento tra gli enti istituzionali e il privato sociale, al fine di favorire il miglioramento dei rapporti tra l’amministrazione e il cittadino disabile ed i re- lativi servizi erogati. Inoltre, il garante potrà intervenire per aiutare a risolvere le disfunzioni, irregolarità, scorrettezze, ritardi e omissioni dai quali derivano o possono derivare danni materiali e/o morali al disabile (es. garantire il diritto allo studio permettendo al disabile di ricevere assistenza continuativa per l’intero anno scolastico). Istituire, in alternativa o in aggiunta, la figura del Disability Manager, quale professionista che svolge il ruolo del facilitatore creativo, con il compito di elaborare soluzioni che sostengano l’autonomia della persona con disabilità nelle diverse sfere in cui si trova ad interagire con gli spazi ed i servizi offerti dalla città. Il suo obiettivo sarà quello di favorire, oltre l’accessibilità urbanistica, il coordinamento sociosanitario, l’inclusione scolastica e anche l’inclusione lavorativa. Si tratterà infatti di un professionista (architetto, avvocato, assistente sociale, terapista occupazionale e così via) chiamato a vigilare affinché gli uffici comunali rispettino le diverse normative in materia di disabilità, prima fra tutte la Convenzione Onu sui Diritti delle Persone Disabili. Questa figura avrà anche un ruolo di supervisore sulle politiche dell’amministrazione comunale in ogni ambito. Il disability manager lavorerà perché tutti gli attori istituzionali, quando pianificano, decidono e agiscono, tengano in considerazione l’effetto che il loro operato avrà sulle persone più fragili.

 

4. Combattere le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere

 

  • Prevenire e contrastare le discriminazioni attraverso azioni a carattere formativo, informativo, di monitoraggio e di sensibilizzazione, promosse dal Comune di Palermo di concerto con le associazioni LGBTI e contro le violenze di genere. In tal modo si potrà ampliare la conoscenza da parte dei cittadini delle suddette tematiche; garantire nelle comunità cittadine e scolastiche, un ambiente sicuro e friendly, al riparo dalla violenza, dalle angherie, dall’esclusione sociale o da altre forme di trattamenti discriminatori e degradanti legati all’orienta- mento sessuale o all’identità di genere; contrastare e prevenire l’isolamento, il disagio sociale, l’insuccesso e la dispersione scolastica dei giovani LGBTI;

 

  • Mettere a disposizione gratuitamente un numero di spazi pubblicitari comunali per iniziative di sensibilizzazione e campagne contro l’omofobia, transfobia e le violenze di genere;



  • Sensibilizzare e formare gli operatori sociali alle tematiche LGBTI e sulle violenze di genere;

 

  • Promuovere e sostenere l’attività dei centri anti-violenza.

 

5. Migranti



  • Svolgere il ruolo di facilitatore nei percorsi di inserimento, promuovendo forme di sinergia tra la prefettura e il terzo settore, al fine di costruire progetti di reale inclusione nella società per i migranti aventi diritto di asilo e/o titolari di un permesso di soggiorno;



  • Istituire una commissione consiliare di studio sulle problematiche dell’immigrazione, nella consapevolezza che il fenomeno dell’immigrazione non può essere più trattato con una logica emergenziale;



  • Mappare ed individuare sul territorio le possibili strutture di accoglienza da destinare a progetti di inclusione;



  • Avviare un progetto pilota che promuova la figura del mediatore linguistico e culturale nelle scuole di competenza comunale e nei principali uffici pubblici (mediante assunzione e/o baratto amministrativo).

 

6. Migliorare i processi di cooperazione tra Amministrazione e Terzo Settore al ne di erogare servizi efficaci ed efficienti ai cittadini

 

  • Censire gli Enti del Terzo Settore che forniscono servizi alla Città. A tal fine si istituirà la “rete delle attività sociali” on line (pubblica ed accessibile a tutti) che permetterà di individuare, quartiere per quartiere, tutte le realtà pubbliche e private (associazioni, parrocchie, ecc.) che erogano servizi, prestazioni o beni a favore delle fasce deboli della popolazione. Valorizzazione delle risorse presenti sul territorio;

 

  • Regolamentare e coordinare gli operatori del Terzo Settore.
PROPOSTE DI MEDIO E LUNGO PERIODO

1.Contrastare la povertà e promuovere forme di inclusione sociale

 

  • Promuovere percorsi di inclusione che prevedano come diritto imprescindibile l’inserimento lavorativo;

 

  • Erogare aiuti economici per sostenere i cittadini con disagio (es. reddito di inclusione sociale);

 

  • Promuovere metodi alternativi di pagamento degli insoluti nell’ambito delle tasse comunali (lavori socialmente utili, baratto amministrativo etc.);

 

  • Promuovere progetti educativi che mettano in relazione il mondo della scuola e del volontariato con il mondo della terza età, per valorizzarla come una risorsa per la società (come soggetti portatori di memoria collettiva e di tra- dizioni popolari);

 

  • Verificare l’efficacia e l’efficienza dei centri diurni ed estendere la rete territoriale.

 

2. Migliorare la qualità della vita dei Disabili e delle loro famiglie:

 

  • Revisionare e attuare il piano di eliminazione delle barriere architettoniche.

 

3. Lotta alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere

 

  • Istituire un tavolo di concertazione permanente tra le associazioni (LGBTI e di contrasto alle violenze di genere) e il Comune, presso l’assessorato che si occupa delle pari opportunità e che coordina le politiche di inclusione sociale;  Istituire uno Sportello di ascolto virtuale (attraverso un protocollo d’intesa con ASP), formato da operatori specializzati, per tutte quelle persone che non vogliono avere un primo contatto diretto e che possa informare e assicurare sostegno, solidarietà e soccorso.

 

4. Migranti

 

  • Rendere trasparente la gestione dei fondi per l’accoglienza e l’inclusione, al fine di impedire forme di lucro e speculazione sull’accoglienza dei migranti. L’accoglienza non può diventare uno strumento di spartizione di potere e denaro, o strumento per la creazione di nuove forme di sistemi clientelari;

 

  • Creazione di una piattaforma interattiva e multimediale con la pubblicazione di tutti i fondi erogati e gli enti beneficiari, ed istituzione di un sistema di vigilanza e verifica sulla congruenza dei servizi erogati in conformità ai capitolati d’appalto.

 

5. Migliorare i processi di cooperazione tra l’Amministrazione e il Terzo Settore al ne di erogare servizi efficaci ed efficienti ai cittadini

 

  • Monitorare i servizi che vengono esternalizzati verificando che vengano rispettati gli standard qualitativi e progettuali e il contratto stipulato. Verrà predisposta la revoca dei contratti se non vengono raggiunti gli obiettivi prefissati e non ci si attiene al programma iniziale.

 

6. Lotta contro la tratta delle donne

 

  • Lotta contro la tratta delle donne. Si collaborerà con le associazioni presenti sul territorio come l’Ass. “Donne di Benin City” per favorire la ribellione e la denuncia dell’odioso fenomeno dello sfruttamento della prostituzione gestito da organizzazione criminali e che riduce in schiavitù centinaia di straniere, spesso anche minorenni.