Le vecchie facce di una politica vecchia - ForelloSindaco.it
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Le vecchie facce di una politica vecchia

Le vecchie facce di una politica vecchia

 

Lo ammetto: in questa giornata in cui simboli, vecchi volti e nuove alleanze escono finalmente allo scoperto, mi viene in mente il recente passato della nostra città.

Dopotutto non c’è da chiederselo? I “capibastone”, che controllano grossi pacchetti di voti, che indicazioni stanno dando?
E poi, che grado di integrazione esiste ancora tra Cosa Nostra, ambienti professionali e politici?
E come avranno reagito questi ambienti al trionfale ritorno sulle scene di Totò Cuffaro?

Mi viene in mente un episodio di alcuni anni fa, emerso durante processo a Totò Cuffaro e denunciato pubblicamente nel Gennaio del 2010 dall’associazione antimafia che mi onoro di avere fondato.

Un ex consigliere provinciale di Forza Italia, avvocato del boss Giuseppe Guttadauro, chiede proprio al boss di essere candidato alle elezioni.

Avete capito bene: un avvocato, che decide di impegnarsi in politica, che si rivolge ad un personaggio notoriamente implicato con la mafia per chiedergli “una mano”.

Ma non è tutto. Non basta il permesso del “boss”, bisogna rivolgersi più in alto, direttamente a Totò Cuffaro. Che però non dà il via libera.
Bisogna fare campagna elettorale per Mimmo Miceli (che poi diverrà Assessore alla Sanità della prima giunta Cammarata), bisogna “portargli voti”.

E così il politico dà ordini al boss, e il boss a sua volta all’avvocato: questa candidatura non s’ha da fare.

La fine della storia purtroppo è tutt’altro che lieta, ed è scritta nelle carte dei processi: verranno condannati sia Cuffaro (come sapete tutti) che lo stesso Miceli, per concorso in associazione mafiosa.

E oggi? Come funzionano le cose? Chi decide quali sono i “cavalli” su cui puntare? Chi manipola la qualità del consenso? Chi minaccia l’espressione di un voto libero?

#RiprendiamociPalermo