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Dubbi sulla pulizia dell’Oreto

Fiume Oreto Palermo

Dubbi sulla pulizia dell’Oreto

A cura del Prof. Silvano Riggio

 

“In questa primavera palermitana imperversa una frenetica attività dei servizi comunali quale non si conosceva nel quadriennio trascorso. Con sorpresa funzionano la raccolta dei rifiuti e la pulizia delle strade. Dappertutto si moltiplicano mostre, convegni, eventi cultural mondani, con pubbliche presenze dei vip cittadini. Per l’uomo della strada questa frenesia è nient’altro che la ricerca di facile consenso, ormai normale prima delle elezioni. Per il cittadino smaliziato è l’opportunità di distribuire soldi. Si mobilitano fondi a pioggia per tutto ciò che poteva fare comodo nelle fasi normali e che non si è fatto o peggio, si cercano affannosamente lavori di qualsiasi tipo con la distribuzione di incarichi e di pubbliche elemosine. E’ chiaro che solo una parte di questo attivismo si incanala in iniziative dirette a buon fine. Fra le attività tardive poche apportano un reale beneficio alla collettività; molte sono inutili e sembrano inventate per spendere soldi pubblici, dando per inteso che la loro prosecuzione sarà sospesa ad elezioni avvenute. Sembra proprio il caso della pulizia straordinaria dell’Oreto, l’ultima a cui si è dato corso. La notizia, fatta apposta per compiacere una certa stampa e guadagnare consenso, sarebbe buona solo se fosse falsa, ma non lo è. Perché, si chiederà il cittadino ingenuo: non è cosa buona e santa ripulire un posto desolatamente imbruttito? No, è la risposta, in questo momento e in questo modo questa pulizia è soltanto demagogica. Esponendo brevemente le ragioni del dissenso, la pulizia straordinaria dell’Oreto va considerata con sana diffidenza perché:
1. Se serve per arrestare il degrado dell’ex fiume, ridotto a fogna, la misura è assolutamente inadeguata: il problema dell’Oreto si risolve soltanto con l’istituzione del parco urbano, progettato da almeno un cinquantennio, non realizzato e forse mai più realizzabile, in ogni caso lontano le mille miglia dagli interessi del Comune;
2. Se la pulizia attuale ha il fine di liberare l’alveo dai rifiuti, il momento non è il più adatto. Se ha fini di messa in sicurezza, la pulizia ha un senso alla fine dell’estate, in previsione delle piogge autunnali che sono la maggior causa degli straripamenti;
3. Per essere efficace, la bonifica del canale di fogna dovrebbe provvedere alla rimozione delle discariche a monte e non limitarsi alla semplice rimozione di ciò che viene considerato un’ostruzione o un rifiuto. Ovviamente si tratta di un compito decisamente improbo e improponibile al di fuori di un piano di recupero dell’intera asta fluviale, che rientra fra gli obiettivi della istituzione in parco urbano. Tale operazione deve interessare i tratti che ricadono nei territori di Monreale e di Altofonte e non limitarsi al tratto terminale;
4. Nell’ottica di un più vasto intervento di recupero del paesaggio e di tutela sul piano sanitario, va prevista la dismissione delle strutture in cemento che hanno trasformato il fiume in una fogna a cielo aperto. Tale intervento deve iniziare dalle sponde invase dai rifiuti escludendo eventuali rifacimenti dell’alveo. Le pareti rocciose messe a nudo andrebbero protette con un’adeguata copertura arborea;
5. Last but not least, l’intervento oggetto della nostra critica, realizzato con una procedura d’emergenza ingiustificata e in un momento sospetto, deve essere inserito in un quadro di risanamento dell’ambiente periurbano che si attende ormai da un secolo, ed affidato a una squadra di tecnici di alto livello qualificati dalla conoscenza scientifica dell’ambiente naturale della Conca d’Oro, o di ciò che ne resta. Ogni intervento va sottoposto preventivamente al giudizio di naturalisti esperti, e non lasciato all’arbitrio di operatori manuali dello sgombero dei rifiuti, anche dipendenti forestali. La partecipazione dei servizi delle foreste demaniali non garantisce l’innocuità dell’intervento;
6. Va sottolineato che la rimozione della copertura erbacea e degli arbusti che hanno invaso il tratto terminale dell’Oreto ha effetti secondari nocivi in quanto causa una drastica caduta dei poteri di autodepurazione del canale di deflusso delle acque – in gran parte acque di fogna – con grave peggioramento del corpo idrico;
7. La perdita del verde spontaneo accrescerà l’apporto detritico in mare nella stagione calda con un incremento del carico inquinante nelle acque costiere;
8. Non ha senso la probabile obiezione degli agronomi che le specie vegetali che hanno invaso l’alveo di cemento e che verranno rimosse sono per lo più infestanti di scarso o nullo valore biologico: la prevalenza di vegetali verdi – anche se occasionali ed infestanti – è la prova di una rivitalizzazione dell’habitat artificiale e garanzia di un’evoluzione positiva dell’ambiente anche da un punto di vista dell’estetica e del paesaggio. Non va trascurato l’impatto deprimente di un manufatto di cemento che aggiunge degrado su degrado al contesto urbano;
9. Il danno più grave e meno quantificabile seguito alla distruzione della vegetazione invasiva sull’alveo segnerà la fine dell’ecosistema ripariale che si è formato negli anni e che prelude allo sviluppo di un paesaggio verde non effimero, con caratteristiche non diverse da quelle naturali. L’insieme di piante ed animali che colonizzano l’alveo di cemento ha doti di pregio poco appariscenti che solo un ecologo esperto può comprendere e valutare. La comunità vegetale non è fatto di sole piante, ma è il rifugio e l’habitat di una ricca fauna e di una microflora che in buona parte è data dal rientro nella città delle specie che erano state eliminate dalla crescita della periferia di cemento. La fauna che si è insediata lungo il corso dell’Oreto, e non solo, comprende sia specie tipiche della Sicilia che forme migratorie di grande bellezza e interesse. Nelle aree urbane semi abbandonate, anche se contaminato da scarichi e rifiuti, le specie animali minacciate dai veleni dell’agricoltura trovano possibilità di sopravvivenza e riproduzione che sono la testimonianza più concreta delle immense potenzialità di ripresa dell’ambiente disastrato. Non ostante il suo infinito degrado, l’Oreto è oggi un rifugio per specie in transito e per organismi di ritorno dagli habitat distrutti e già in potenza è un’oasi naturalistica che potrà diventare importante per la città il giorno che fosse sottoposto ad una gestione di tutela e recupero priva di interventi di emergenza che sono del tutto sconsiderati;
10. Quanto scritto in quest’occasione per l’Oreto vale per altre aree degradate sottoposte a insulsi interventi di “pulizia” che risultano in autentici scempi. La più minacciata è la costa e in particolare la costa di levante, da S. Erasmo a Ficarazzi, impropriamente intesa “costa sud”.
Si fa in conclusione appello affinché l’amministrazione prenda finalmente coscienza dei suoi obblighi verso la comunità civile che non è fatta solo da esseri umani ma da tutti gli abitanti della città ad iniziare dagli alberi e dal verde in generale, e in ossequio ai suoi doveri civici metta fine a pratiche improvvisate di gestione dell’ambiente che non portano alcun beneficio per la città, ma ne esasperano il degrado e ne peggiorano l’immagine già compromessa.